Ricevo da un caro amico la segnalazione dell'avvenuta pubblicazione di alcune pagine web presso il Comune di Monzuno (BO), riguardanti le motivazioni per le quali la pubblica amministrazione dichiara di non voler provvedere alla conversione di un tratto autostradale in tangenziale. La famosa Variante di Valico infatti, ha reso ormai desueto il tratto in questione, rendendone possibile la riconversione a tangenziale, con ovvie positive ripercussioni sulla viabilità locale. Tuttavia il Comune, dalle pagine del proprio sito, appoggia l'opera di demolizione auspicando la realizzazione in contro partita di alloggi, parchi fluviali, centri polifunzionali, nuovi sistemi di sicurezza idrogeologica e via di seguito, con una lista molto più simile ad una dichiarazione di intenti elettorali che a serie motivazioni, senza contare in termini economici quanto costerebbe l'intera operazione
Come ingegnere pianificatore, non posso che riflettere su questo caso: le belle parole dell'Amministrazione ("Recuperare il territorio è un valore per la comunità di Monzuno, perchè si riqualifica terreno demaniale, cioè di tutti"), molte volte riflettono una situazione ben più grave, dove l'opinione pubblica è soffocata da logiche politiche di profitto e non dalle reali necessità del cittadino. E' sempre la stessa storia, ma se non si comincia adesso a provvedere... usando le parole di Mario Botta: "La nostra storia è il presente"...
Il blog del Comitato a favore della riconversione lo potete trovare all'indirizzo web: http://siallatangenziale.blogspot.com/
Occhio ragazzi!Mi è capitato di recente di cercare in rete alcune informazioni e di visitare quindi il sito web della facoltà di ingegneria dell’Università di Ferrara per reperirle. Con sorpresa, ho notato che la curata grafica della homepage ospita un modello tridimensionale della facoltà stessa, che ho riconosciuto come una creazione che io e Pasquale Squillace modellammo alla fine del 2002, per una committenza che, come in numerose occasioni successivamente, ha evidentemente reso pubblico e liberamente utilizzabile il nostro lavoro, senza necessità di citarci (anche solo un “grazie” sarebbe stato bello!).
Non scrivo queste righe certo per polemizzare, nell’ambiente che conosco riutilizzare al limite del plagio opere altrui senza riconoscerne meriti o vizi è purtroppo cosa che accade (per fortuna non spesso) e presto o tardi si impara a riconoscere chi manifesta questo unfair-play.

Il modello 3D originale del 2002.
Tuttavia, questo curioso accadimento mi permette di cogliere al volo l’occasione per ricordare a chi legge queste pagine che nel mondo dell’architettura e più in generale nella vita, a volte le idee vanno difese sia da chi le critica distruttivamente che da chi le vuole fare proprie. Spesso i ragazzi che frequentano i corsi nei quali collaboro all’attività didattica presso l’università, mi chiedono se il loro lavoro sarà pubblicato e se vedranno il loro nome apparire in articoli: per quanto mi riguarda, credo questa sia una priorità che fortunatamente è condivisa dal mio gruppo di lavoro. Però non sempre è così quindi occorre stare attenti ed eventualmente, come faccio io da un paio d’anni, chiudere la produzione sotto licenza Creative Commons. Lucis et umbrae

After a not-so-nice week, just something to remember: sometimes all the fearful ogres haunting our minds are only a trifle's grey shadow. Sometimes...
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