
Dal punto di vista tecnico, RenderMan e Marionette non smentiscono la loro fama, utilizzati con la consueta maestria dai ragazzi di Emeryville. La cinematica dei personaggi ha raggiunto una maturità che personalmente ritengo possa essere vantabile solo da Pixar. Le geometrie antropomorfe sono complesse e molto meno cartoon, sebbene credo che alcuni modelli siano stati recuperati da lavori precedenti come autoreferienziazione (ho notato somiglianze evidenti ad esempio nella madre adottiva del piccolo Russel, a fine storia, con la Elastigirl degli Incredibili, o l'uccello Kevin che ricorda il protagonista del corto "For the birds").
La sceneggiatura , volenti o nolenti, è in tutto e per tutto Disney. Ecco quindi quel perbenismo moralista che pervade un po' in lungo e in largo il racconto, anche se gli argomenti della vita e della morte, dello scorrere della vita tra amore e perdita, sono trattati con una poesia che li rende commoventi ma nel contempo quasi leggeri, quasi mete da conseguire per dare un senso all'esistenza. Up è il primo film Pixar a mia memoria dove ho visto comparire a schermo del sangue o rappresentare la morte (non citerò dove e perchè per chi non avesse ancora gustato questo capolavoro!): Russel, il giovane co-protagonista dai tratti asiatici, è il classico esempio Disney del bambino che deve crescere senza la figura del genitore ma che troverà nell'anziano scorbutico un nuovo padre.
Le gag poi sono gustosissime: per citarne solo un paio, la rana trattata come una radiosveglia, o il dirigibile parcheggiato nello spazio disabili di una gelateria.
Ancora una volta grazie John Lasseter, non ci resta che attendere Toy Story 3, per tornare ancora una volta bambini.
TC Project
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