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"Common ground" a Venezia

Cronache dalla Biennale di Architettura

Scritto da simon.
Martedì 28 Agosto 2012, 6:42 pm. Tag usati: , ,

 

13ma biennale di Venezia Di ritorno dalla 13ma Biennale d’Architettura di Venezia, che apre al pubblico oggi 29 agosto ed è intitolata "Common Ground", mi pare opportuno  dedicare qualche parola a quanto ho avuto modo di vedere durante questi due giorni di anteprima stampa, nei quali sono stato accolto da una torrida Venezia stipata di turisti e pronta come sempre ad approfittare degli incauti visitatori.

Una Biennale, quella di quest’anno, diretta da David Chipperfield e che vede i propri eventi piú importanti spalmati su differenti angoli della Serenissima. Dall’Arsenale fino all’isolotto di San Giorgio, sembra che i tradizionali padiglioni dei Giardini napoleonici abbiano ceduto l’onore della ribalta, anche se gli allestimenti di maggior impatto rimangono pur sempre quelli negli edifici dedicati alle esposizioni dei diversi paesi, disposti tra i vialetti immersi nel verde.

Di grande eleganza il padiglione degli Stati Uniti e i propri pannelli mobili sospesi che, in virtú di un efficace sistema di carrucole e rinvii, trasmette il “peso” dell’inurbamento antropico su elementi scorrevoli disposti sulle pareti ed affiancati a formare una sorta di grafico dinamico, influenzato dalle azioni dei visitatori/abitanti.
In generale la Biennale é un tripudio di proiezioni e luci, dai led diffusi dell'installazione cinese fino alla proiezione a 360° nel semicerchio immersivo di San Giorgio, dove un documentario sullo sviluppo urbano fa da introduzione a "The human scale", film di 86 minuti dedicato alla visione urbana di Jan Gehl.

La luminosità scenografica accoglie i visitatori già dalla prima stanza dell'Arsenale, dove Norman Foster ha affiancato il caos della città con i suoi suoni e le sue luci ad un planetario di scritte luminose, proiettate ad inseguirsi lungo pareti e pavimenti, perfino sulle sagome dei passanti in transito.

Le luci di Foster

Il Padiglione Italia all'Arsenale ospita molto materiale dedicato alla Green Economy e ad Adriano Olivetti, compresa una bella Lexicon 80 in bella mostra e mantenuta decisamente meglio di quella che ho io! Francamente però non è un allestimento entusiasmante quello di Luca Zevi, così come non emozionano più di tanto molti dei materiali presentati al padiglione Italia vero e proprio, ai Giardini della Biennale.

Il padiglione Italia alla Biennale 2012

Qui tuttavia meritano un discorso a parte le rivisitazioni della planimetria di Piranesi per il Campo di Marte a Roma, nell'incisione del secondo '700: quattro scuole d'architettura sono state chiamate a reinterpretare il disegno, dal punto di vista metaprogettuale sino a quello ricostruttivo-tipologico. Mi soffermerò su questo, per il quale la Yale School of Architecture ha presentato un plastico alla stessa scala del disegno originale di Piranesi, dove sono state ipotizzate le scelte di altezza e composizione degli edifici. A prescindere dalle interpretazioni architettoniche (alcuni punti ricordano la Piazza Rossa a Mosca, altri invece lavori di Tatlin... evidentemente per Yale Roma antica era sovietica!), per realizzare il modello è stata utilizzata una stampante 3D. Poi il tutto è stato lavorato con una copertura globale in foglia d'oro (!).

Yale e la foglia d'oro

Ora, la domanda è semplice: perchè? Il lavoro non è solamente kitsch e smodatamente costoso, è molto più aberrante. L'intento di rendere barocco il risultato di una tecnologia moderna è raccapricciante. Non sono queste le "buone cose di pessimo gusto" di Guido Gozzano ma una negazione evidente delle tecniche di rappresentazione contemporanee. Tutto ciò è ancora una volta espressione di un classicismo nostalgico da parvenu dell'architettura  che da sempre mi trova ferocemente contrario a queste sterili e fuori luogo ostentazioni culturali.

Biennale di Venezia 2012

Bella e originale invece l'idea di cospargere tutto il pavimento del padiglione del Cile di polvere tipo salgemma, per presentare un programma, denominato Cancha: Chilean Soilscapes, in un ambiente sensoriale molto suggestivo. All'entrata è possibile togliersi le scarpe e camminare sulla superficie instabile di un terreno artificiale gradevole, mentre si assiste a videoproiezioni da contenitori appesi.

Ma tutta la mia ammirazione è racchiusa nel padiglione della Russia, ai Giardini.

In una parola: coraggioso!

All'entrata vi viene consegnato un tablet Android di Samsung, preimpostato con un software di riconoscimento di QR Codes. Le pareti del padiglione, compresa la volta a cupola, sono tappezzate da questi codici, riconoscibili dai tablet e collegati a contenuti mutimediali. I progetti presentati, acquisiti dai tablet e mostrati direttamente su di essi, sono quelli destinati a Skolkovo, città dell'innovazione, dove numerose archistar si sono confrontate per proporre soluzioni urbanistiche e architettoniche ultramoderne. La Russia è in questo momento oggetto di molto interesse.

QR Codes al padiglione russo

Nel piano interrato poi, il tripudio dell'architettura geek: attraverso lenti disposte in contropareti nere a formare un cielo stellato, sono state sistemate immagini delle città segrete oltre cortina. Sono queste la risposta russa all'Area51 americata, ovvero numerose cittadine conosciute soltanto alle intelligence del patto atlantico, nelle quali venivano sviluppati progetti scientifici destinati alla Guerra Fredda. Oggi il progetto i-Land mira a riqualificarle come poli scientifici di eccellenza per richiamare grandi menti in territorio ex-sovietico.

E' tutto molto bello, come direbbe Bruno Pizzul.

i-Land alla Bennale

Spazio anche per l'architettura contemporanea più sperimentale, con studi di Zaha Hadid in giro un po' ovunque; nel padiglione australiano proiezioni interessanti dei lavori delle avanguardie architettoniche digitali con la presenza di Alessio alle pareti.

Progetti per Maribor

Infine un po' di sano nazionalismo targato Unibo: congratulazioni ai Five Core che sono stati premiati ieri a Venezia nell'ambito del concorso Young Italian Architects 2012 con la loro "treehouse – the new paradise on earth", bel lavoro ragazzi.

 

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