Computer per Design vs. Design per Computer
Il calcolatore è la nuova matita dei progettisti, in grado di suggerire, simulare e modellare nuove forme e nuovi spazi. Ma è anche oggetto esso stesso di design, e non sono pochi i progettisti provenienti dalle scuole di architettura a cimentarsi nel disegno di una workstation.
L'avanzamento continuo delle conoscenze tecnologiche permette lo sviluppo di oggetti in un connubio sempre più stretto tra aspetto estetico e funzione; l'industrial design è ormai divenuto campo di applicazione non solo per concettualizzazione e sviluppo di idee, ma anche per una metodologia di progettazione integrata, dove il carattere visuale di un prodotto è studiato fin dalle sue prime bozze, in parallelo con le proprie caratteristiche funzionali. Non è un caso che la rivista Time, in un articolo datato 1991, definì l'industrial design come lo strumento strategico più importante degli anni '90.
Oggi la progettazione di un qualunque prototipo, sia esso un oggetto di produzione industriale od un modello architettonico, viene in larga parte effettuata tramite i calcolatori elettronici; i designer sfruttano quindi la sempre crescente potenza dell'elaborazione digitale per ottenere nuove forme e suggestioni originali. Per contro, anche i calcolatori sono oggetto di progettazione e design. Ne è un esempio la filosofia che contraddistingue le geometrie e l'aspetto delle macchine di alcune importanti firme di hardware mondiali: i computers fabbricati da Sun Microsystems, SGI od Apple per fare alcuni nomi, da sempre portano con loro il plusvalore di uno stile inconfondibile.
Oggetti belli per creatori di bellezza dunque, con tutta la relatività insita nel concetto estetico stesso di bello.
Quale nesso esiste dunque tra design fine a se stesso e progettazione integrata, magari di architettura? Il collegamento c'è, ed è così stretto che ad esempio IBM affidò tutto il reparto design dei propri edifici corporate degli anni '50 e '60 ad Eliot Fette Noyes, architetto già collaboratore di Walter Gropius e Marcel Breuer, nonchè direttore del MOMA di New York nei primi anni '40. Non è in discussione che il design delle prime macchine PC-AT IBM rispecchi proprio quel modernismo razionalista che suggeriva l'idea di un oggetto essenziale nelle forme, ma non nella sostanza di uno strumento all'avanguardia per lavorare. Poi è venuto il momento dell'eleganza dei ThinkPad nati dalla matita di Richard Sapper, già progettista di lampade ed interni, fino ai primi anni '90.
In Italia invece, Olivetti si affidò ad Ettore Sottsass Jr., architetto di nota fama che firmò tra gli altri il design del mainframe ELEA-9003 e del relativo arredamento coordinato, oltre che della macchina da scrivere color arancio Valentine, divenuta un must degli anni '60.
Come non citare infine la profonda cura dell'estetica di Apple, divenuta sinonimo di stile intramontabile, o l'elegante utilizzo del colore di Silicon Graphics, introdotto negli anni '90 dallo studio Pentagram di Bob Brunner.
Computer strumenti per il designer quindi, ma anche design per lo strumento computer.
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Since 2004, this blog has been Simone Garagnani's digital playground - where geek culture, science, architecture, engineering ITs and vintage hardware come together. Here you can find hands-on experiments with retrocomputing, stories about underground nerd culture, and in-depth explorations of BIM, high-resolution digital surveying, and computer graphics for architecture, engineering, and construction. The blog was originally launched during my university years together with Pasquale Squillace and Giuseppe Pernigotti. Over time, it has grown into a hub for anyone interested in crossing wires between technology, creative design, and the hidden treasures of digital heritage. If you're passionate about mixing past innovations with new digital adventures, and enjoy a good dose of nerd irony, welcome, you'll feel right at home!
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